Nel cortile dei Clement

1946 circa

I Clement nel loro cortile con varie persone del paese. Si distinguono da sin.Giovanni Battista Motto Martinetto, Rosina Clement, Domenica (Chinota) Motto Martinetto, Maria (Mariuccia) Motto Martinetto, Ida Clement, Eraldo Clement, Emilio Sabolo, Arsilio Clement, Vanda Marzurana e seduto a destra Adolfo Clement.

La famiglia Clement al campo sportivo di Banchette sulla “Gera” nel 1935. In alto da sin. la madre Domenica (Chinota) Motto Martinetto
con i figli Arsilio, Ida, Maria e in basso da sin. Adolfo, Rosina, Costantino, Eraldo e il cane Leda

Da Maria Paola Capra, Staffette partigiane-Il passaggio del testimone, Edizioni Pedrini, 2025

La famiglia Clement ebbe un ruolo importante, anche se non ufficiale, nella Resistenza in Canavese. Composta dai genitori e sette figli (tre femmine e quattro maschi) era titolare a Banchette di una piccola officina di costruzione di biciclette e di un laboratorio di sartoria.

… La loro casa in paese rappresentò un rifugio relativamente sicuro per numerosi militari sbandati all’indomani dell’8 settembre e successivamente per molti partigiani ricercati o feriti. Fra questi anche Mario Pelizzari (Alimiro), protagonista del sabotaggio del ponte ferroviario di Ivrea, che ferito nel corso di un’azione venne curato per diversi giorni dai Clement.

La casa ospitò inoltre riunioni clandestine alle quali partecipava sovente il professor Clapis, instancabile organizzatore della propaganda antifascista, che attraverso le staffette veniva poi smistata in tutto il Canavese.

Una casa di parenti dei Clement ad Issiglio in Valchiusella, paese d’origine di mamma Chinota, venne adibita a punto di raccolta per ebrei perseguitati dalle leggi razziali, che poi, sempre con l’aiuto di membri della famiglia, in particolare della figlia Rosina, espatriavano in Svizzera. Fra questi anche alcuni Olivetti.

Infine due figli, Eraldo e Adolfo, che si trovavano in Jugoslavia al momento dell’armistizio, si aggregarono alle brigate partigiane locali.

All’indomani della Liberazione il figlio maggiore, Costante, ebbe una significativa attestazione di riconoscenza e di stima da parte del CLN e del governo militare alleato, che con il consenso della popolazione di comune accordo lo nominarono sindaco provvisorio di Banchette.

Rosina e Arsilio Clement con biciclette di loro produzione sulla strada per Lessolo

Da Teresa Rolla, Viaggio nel passato- Banchette e la sua anima antica, Edizioni Le Chateau, 2006

Un ricordo speciale è da riservare a questa famiglia che negli anni 1930-1950 è stata il perno della vita della comunità. Di origine francese, si trasferì da Fiorano a Banchette nei primi anni del 1900.

Il signor Battista Clement vedovo, aveva sposato in seconde nozze una ragazza di Issiglio di 34 anni più giovane di lui, che fra il 1906 e il 1916, gli diede 7 figli, 4 maschi e 3 femmine.

Al loro arrivo a Banchette, in un primo tempo furono accolti con una certa diffidenza.

Il capofamiglia, libero pensatore, aveva pensieri troppo rivoluzionari rispetto al pensiero corrente di questa piccola comunità tradizionalista, osservante, presa da problemi di sopravvivenza quotidiana…

Educava spartanamente i suoi figli. Al mattino, tutti in fila, dai piccoli ai grandi, dovevano iniziare la giornata con alcuni esercizi di ginnastica.

Morto accidentalmente, i figli dovettero ben presto mettersi al lavoro montando una piccola officina di riparazioni di biciclette, motociclette ecc. Si erano poi lanciati negli anni ‘40 nella fabbricazione di biciclette con il loro marchio, fregiandolo con il tricolore perché era con una bicicletta Clement che il corridore canavesano Filippi di Alice Superiore vinse il campionato italiano giovani nell’agosto 1948.

La casa Clement in quegli anni era diventata il punto d’incontro dei giovani del paese e dei paesi limitrofi. Si discuteva di sport e si imparava a praticarlo nei limiti delle proprie capacità e possibilità economica. E’ infatti in motocicletta, al ritorno da un torneo calcistico che Costante, il primo dei fratelli, ebbe un incidente e rimase con un ginocchio rigido, a cui la tecnica di quei tempi non aveva saputo restituire la funzionalità dei movimenti.

I giovani, con la scusa di effettuare riparazioni per conto proprio, è nella piccola officina Clement che impararono a dare i primi colpi di lima e a usare le apparecchiature meccaniche. Inoltre i fratelli Clement erano dotati e appassionati per la musica, suonavano diversi strumenti, come il bangio, il mandolino, la chitarra, il pianoforte, risvegliando l’interesse per la musica anche nei giovani frequentatori dotati. Sovente di sera si divertivano organizzando piccoli concerti.

Contestatori, un po’ anarchici, sicuramente ostili al potere del momento, erano tenuti d’occhio dalla polizia fascista. Ciò nonostante, specie nel periodo di guerra, molti giovani, trasgredendo le regole del coprifuoco che non volevano nessuno nelle strade dopo le 20 di sera, si radunavano dai Clement e fra lime, cacciaviti e strumenti musicali, discussioni sportive e sottovoce politiche, passavano le serate.

Pronti sempre ad aiutare tutti, spesso hanno messo la propria vita a repentaglio per dare una mano agli altri. Così è successo che la notte del 7 aprile 1945, notte particolarmente buia non solo a causa dell’oscuramento ma anche per un temporale che si preannunciava come una bufera, un gruppo di militi verso le nove di sera arrivarono di sorpresa in paese per una ricognizione. Arrivarono sul portone Clement nel momento in cui due giovani, ben oltre l’ora del coprifuoco, stavano per rientrare alle proprie case ignari che sulla strada li aspettava un tranello. Fermati per i controlli, poiché imprudentemente avevano lasciato a casa i documenti non pensando che anche quei quattro passi fuori casa potessero essere loro fatali, scambiati per partigiani, furono messi al muro e minacciati di fucilazione.

Costante, che dall’interno della sua abitazione, aveva capito la criticità della situazione dai comandi secchi e minacce, munitosi dei propri documenti, uscì di casa facendo il sorpreso e accentuando ancor più la sua infermità che per l’occorrenza aveva anche esteso al braccio. Passando davanti ai due giovani bloccati al muro, obbligò il milite ad abbassare la torcia per controllare i suoi documenti tenuti in basso dal braccio supposto infermo. Gli arrestati, favoriti dalla circostanza ed aiutati dal buio pesto, fatto un passo indietro sotto il portone, si dileguarono verso la Dora nascondendosi negli anfratti del castello.


Testimonianza di Luciano Lazzarotti in Maria Paola Capra, 1943-1945-Banchette e la Resistenza, Edizione Arti Grafiche Martinetto, 2007

Oltre al fatto che loro erano molto convinti della Resistenza, facevano un po’ da “trait d’union”. Costanzo non poteva, perché era zoppo, però mandava delle staffette. Lui invece manteneva i contatti tra i partigiani di qui e quelli di su. Quelli che lavoravano in Olivetti di notte andavano a spiare in giro e loro, i Clement, inviavano i messaggi su in montagna.


Testimonianza rilasciata da Lilia Moia, staffetta partigiana della VII divisione GL, in Maria Paola Capra, Staffette partigiane-Il passaggio del testimone, Edizioni Pedrini, 2025

Rosina era la mia migliore amica, la prima che avevo conosciuto quando ero arrivata dall’Argentina. Un giorno mi ha detto: “Sai, Lilia, ci sono molti ebrei nascosti in giro che hanno bisogno del nostro aiuto. Puoi darmi una mano?”

E così ho cominciato ad andare con lei. I Clement avevano una casa dalle parti di Issiglio e molti ebrei erano nascosti lì, ma ce n’erano anche a Castellamonte e a Cuorgné.

Noi andavamo a trovarli e gli portavamo vestiti, notizie, documenti e cibo.

In seguito Rosina mi ha messa in contatto con Cassandra, cioè la signora Roffino, tramite la quale ho incominciato a svolgere attività di propaganda a favore della Resistenza. Era lei il mio riferimento, quella che mi dava gli ordini su cosa dovevo fare.

L’organizzatore di questa attività di propaganda era il professor Clapis. L’avevo conosciuto dalla Rosina, perché come molti altri partigiani, tra cui Alimiro, anche lui frequentava la casa dei Clement a Banchette.


Testimonianza di Vanda Marzurana, figlia di Maria Clement, in Maria Paola Capra, Staffette partigiane-Il passaggio del testimone, Edizioni Pedrini, 2025

Nel 1944 avevo sei anni e vivevo dalla nonna a Banchette, dove ho frequentato la prima elementare. La casa della nonna era un porto di mare: c’erano sempre persone che andavano e venivano. Qualcuno si fermava solo qualche giorno, altri … anche dei mesi. Alcune di queste persone spesso le vedevo andarsene via con la zia Rosina. Ho poi saputo che erano ebrei che si fermavano dalla nonna solo il tempo necessario per procurasi i documenti o trovare il

momento adatto per espatriare e che la zia Rosina li accompagnava a Chiasso… ma a volte anche in Val d’Aosta, facendoli espatriare attraverso i valichi alpini… Ad un certo punto la zia Rosina è stata schedata dalle SS ed era ricercata, credo avessero messo una taglia su di lei…. per cui aveva dovuto andare in montagna con i partigiani.

La zia Ida invece aveva il compito di portare gli ebrei, in attesa del momento della fuga, ad Issiglio, in Valchiusella, dove il fratello della nonna aveva una baita. Qualcuno di loro è anche entrato nelle formazioni partigiane… La baita era un rifugio sicuro, perché era isolata, solo un sentiero nascosto la collegava con la strada di Sale…

Mia mamma, Maria, come tutta la famiglia Clement, era un’antifascista convinta e non ha voluto dare la vera a Mussolini.

“Se volete la vera, pigliatevi la mano” ha avuto il coraggio di dire al federale.

Così l’hanno licenziata dalla Chatillon ed è stata costretta a cercarsi un altro lavoro: ha aperto un negozio di frutta e verdura in via Palma. Grazie a questa sua nuova attività riusciva ad aiutare i partigiani, mandandogli generi alimentari in montagna…

Ivrea all’epoca era una piazzaforte militare, ma siccome non c’era posto in caserma per tutti i soldati, venivano requisite camere per gli ufficiali nelle abitazioni. Da noi ne erano state requisite due. La presenza in casa di ufficiali consentiva di avere qualche notizia in più, che andava ad aggiungersi a quelle che la mamma -nei negozi, si sa, la gente parla- trasmetteva regolarmente agli zii. L’esperta nel carpire informazioni agli ufficiali era la zia Ida, che tra una tazza di tè e un dolcetto, riusciva sempre a farsi dire qualcosa di utile.

Rosina Clement in moto

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