25 luglio 1952
Processione con le Priore Sabolo Jole e Calvetto Valeria alla fine del paese.
Da Teresa Rolla, Viaggio nel passato – Banchette e la sua anima antica, Le Château, 2006La festa patronale era una festa mezza sacra e mezza profana. Cadeva a fine luglio e cioè la prima domenica dopo il 25 luglio, giorno dedicato ai santi Cristoforo e Giacomo.
A rappresentare il santo patrono, San Cristoforo, c’erano i Priori, veri conduttori della festività, sia per la parte sacra che per la profana.
La Priora era sempre una giovane nubile che, vestita di bianco, abito lungo, sembrava una sposa. Accompagnata da due damigelle, insieme al Priore assisteva alla messa grande; poi i due Priori, con un cero acceso in mano, precedendo la statua del santo patrono, percorrevano le strade del paese accompagnati dai fedeli, pregando e cantando lodi, spesso accompagnati da una banda musicale.
Al rito religioso mancavano le cuoche, che avevano assistito alla prima messa del mattino e che poi si dedicavano ai fornelli per preparare il copioso pranzo al quale partecipavano tutti i parenti.
In questo pranzo, insieme a qualche altro manicaretto, specialità della cuoca, non mancavano mai i tradizionali fiur ‘d cusa, specialità banchettese, e come dessert le cipolle ripiene, già fatte cuocere alla vigilia nel forno del panettiere.
La giornata propriamente festaiola si svolgeva parte al mattino, fra le due messe, con giochi vari per i giovani (albero della cuccagna, corse nei sacchi e sfide varie). Un tempo c’erano anche, nel pomeriggio dopo il vespro, le battaglie delle reine (mucche) e pure reina contro uomo.
Vi partecipavano gli uomini più robusti del paese, che tentavano di vincere la resistenza dell’animale prendendolo per le corna e cercando di torcerne la testa.
Dopo la messa grande il banchetto, che per i Priori era sempre con un numero elevato di invitati; poi il vespro, al quale non si mancava mai.
Terminata la funzione religiosa i Priori aprivano il ballo (ballo a palchetto). Nei pressi del ballo c’erano venditori di dolciumi ed altre piccole tentazioni.
Spesso, per raccogliere fondi per qualche opera, veniva installato il banco di beneficenza: lotteria che normalmente dava diritto ad un regalo per ogni biglietto estratto: piccole cianfrusaglie, oggetti utili, giocattoli, ma naturalmente il più importante era quasi sempre una bicicletta fiammante, che faceva gola a tutti.
Qualche volta i Priori che avevano particolari possibilità economiche, arrivato il buio concludevano la serata facendo brillare dei fuochi di artificio.
I piatti tipici della festa di San Giacomo
I fiur ‘d cusaFiori di zucca ripieni di un composto di carne (arrosto tritato, un po’ di salsiccetta, qualche gusto, prezzemolo, due o tre erbette, formaggio parmigiano, uova, mollica di pane rammollita nel latte e poi strizzata): questa pressapoco è la base del composto, ma ogni cuoca si sbizzarriva a portare qualche correzione in base alla propria fantasia. Una volta riempiti i fiori di zucca venivano fritti in una padella con burro e grasso di maiale, avendo cura di farli stare ben diritti, seduti sulla base, premendoli un pochino.
Qualcuno ha definito questo piatto, vista la posizione dei singoli fiori, Matote a cuciùn (ragazze accovacciate). Ma la parola matote non fa parte del vocabolario banchettese, è un termine usato sull’altra sponda della Dora.
Per questo piatto tipico della festa patronale del 25 luglio gli abitanti di Banchette venivano ironicamente definiti dai paesi vicini I fiùr ‘d cusa. E’ solo per questo piatto tipico che è nata questa definizione e non perché ci fosse – come ho sentito dire – tanta coltivazione di zucche…”
Cipolle ripieneAltro piatto che non mancava mai per la festa patronale. Fatte scottare, le cipolle venivano separate in scodelline che poi erano riempite con un composto di mollica di pane rammollita nel latte, uova, amaretti e l’interno della cipolla tritato, parmigiano, uva sultanina.
Disposte le scodelline in buon ordine in una teglia di terracotta, un fiocchetto di burro su ogni scodellina, venivano portate a cuocere alla vigilia della festa nel forno del panettiere.
Anche per questo composto qualcuno faceva delle varianti in base al gusto e sapere della cuoca.



